STAIY sfida la fast fashion e i preconcetti sulla moda sostenibile

Staiy è una piattaforma e-commerce di moda etica e sostenibile.

Il progetto, nato da una start up di giovani ragazzi italiani, cerca di sfatare tutti i preconcetti sul mondo della moda sostenibile offrendo ai consumatori i migliori brand di moda etica sul mercato.

Quando si parla di moda etica e sostenibile si incorre facilmente in alcuni luoghi comuni assai consolidati.

Il primo riguarda l’estetica: i capi “green” di questo immaginario sono larghi ed informi, con una consistenza grezza ed uno stile semplice ma bucolico. 

La seconda idea a cui molti rimangono aggrappati è che la moda etica sia parecchio costosa e di conseguenza inaccessibile

Questo giudizio si fonda sulla mera comparazione tra il prezzo di prodotti realizzati con un’impronta responsabile e prodotti a cui fanno capo scelte palesemente più convenienti.

La moda etica, per definizione, privilegia dinamiche produttive che mettono al primo posto fattori ambientali, sociali e tecnologici (sviluppo ed innovazione della manifattura, ricerca della qualità, etc.). Questi aspetti non possono concordare con i ritmi serrati e l’economicità di altre filiere, in primis quelle fast fashion. 

Il mercato e la preferenza d’acquisto si sono spostati progressivamente verso le aziende che producono abbigliamento low cost di tutti i tipi, rendendo molto ardua la competizione per chi propone capi selezionati e con un basso impatto. 

Da questo scenario emerge la difficoltà di accantonare il mercato fast fashion in virtù di un mercato più equo e responsabile.

Questa è la sfida che si è posta la startup emergente STAIY, attraverso una piattaforma online che collega efficacemente il consumatore e i brand di moda etica/sostenibile. 

L’obiettivo nell’operato di STAIY è molteplice: in primo luogo fornire un’esperienza di acquisto facile, trasparente e rilassata – senza insistenti comparazioni, flash sales ed altre dinamiche volte a massimizzare la vendita. 

Tutti i brand presenti sulla piattaforma passano una selezione che valuta il prodotto, le certificazioni in fatto di materiali e le policy dell’azienda nei confronti dei propri lavoratori. Per attuare questa scelta, STAIY utilizza un questionario di 62 domande, raggruppate secondo cinque temi che riguardano la sostenibilità della filiera: consumo di acqua, inquinamento dell’aria, materiali, lavoratori e l’impegno a mantenere questi propositi. In caso di esito positivo, il brand entra a far parte della piattaforma e il suo report rimane disponibile ai potenziali clienti presso una pagina dedicata.

Non si tratta solamente di un contenitore funzionale e di bell’aspetto: tra gli intenti di STAIY c’è la formazione di una comunità di persone attente alle loro scelte d’acquisto in abito fashion. 

Oltre a cercare un incontro tra etica ed estetica, c’è in gioco anche la condivisione di informazioni e la responsabilizzazione del cliente. A questo proposito, STAIY ha deciso di utilizzare il proprio sistema di selezione per associare ad ogni brand un punteggio, dettato dalla positività delle risposte. In questo modo, ad ogni acquisto corrisponde un numero di Impact Points da convertire in una donazione per progetti di organizzazioni no-profit su temi ambientali e sociali.

Per garantire un’esperienza d’acquisto il più possibile strutturata e soddisfacente, STAIY ha sviluppato un algoritmo che calcola l’adeguatezza dei capi allo stile del destinatario, al fine di creare outfit coerenti e ben abbinati. Meglio di un assistente! 
L’utilizzo dell’algoritmo consente di supportare il consumatore nella scelta, intervenendo a monte sulla possibilità di fare il reso, troppo spesso incoraggiato dagli shop online. 

In conclusione, questa piattaforma potrebbe essere una via di fuga per chi sta considerando di abbandonare la nave del fast fashion, e al tempo stesso un ottimo strumento per chi già si è informato e vuole acquistare responsabilmente.

Andrea Solenghi
La costante esposizione con l’industria della moda e del lusso mi ha portato pormi molte domande sulle scelte dei brand. La mia collaborazione con Dress the change vuole portare alla luce tematiche di sostenibilità dal punto di vista degli “addetti ai lavori”.

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