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Black Friday e consumo responsabile

@danielmonteirox

Il Black Friday è il giorno dopo la festa del Ringraziamento (festività americana in cui si ringrazia “thanksgiving day” per il raccolto e per quanto ricevuto nell’anno). In questo giorno secondo una tradizione consolidatasi negli anni Sessanta, i negozianti americani propongono sconti speciali allo scopo di favorire lo shopping e dare il via alle spese natalizie.

Diverse sono le tesi sull’ origine del nome “black Friday”. Secondo alcune il riferimento al nero deriva dal fatto che all’epoca i registri contabili dei negozianti si compilavano a penna, usando inchiostro rosso per i conti in perdita e quello nero per i conti in attivo. E nel venerdì dopo il ringraziamento, grazie a queste promozioni, i conti finivano decisamente in nero.

Secondo un’altra tesi, l’origine del nome è meno poetica. Il “nerosarebbe causato dal traffico sulle strade e dalla congestione nei negozi, provocata da migliaia di americani attirati da sconti – validi soltanto quel giorno – anche dell’80 per cento.

Il Black Friday è visto da diversi analisti finanziari come un indicatore statistico della propensione ai consumi e alla spesa negli Stati Uniti. È l’inizio ufficiale dello shopping natalizio e può essere utilizzato come parametro per stimare l’andamento di tutta la stagione natalizia. Il venerdì nero è così importante che alcune grandi catene anticipano i loro saldi anche durante tutta la settimana.

Avevamo veramente bisogno di una giornata che celebri il consumismo di massa?

È indubbio che gli sconti possano tornare utili per chi sa che ha bisogno di una cosa ed attende l’arrivo dei saldi per poterla pagare un po’ meno, ma è provato come la comunicazione accattivante, e i continui e massicci messaggi pubblicitari inducano i consumatori a comprare in queste giornate molto di più di quello che si ha realmente bisogno (lo scorso Black Friday sono stati fatti in media 12 acquisti al secondo solo su Amazon).

Inoltre, nella pratica, dietro al Black Friday ci sono moltissime sfumature di nero che nulla hanno a che fare con l’origine del nome.

Nero come il lavoro della grande maggioranza di chi realizza gli oggetti che compriamo o lavora nei negozi dove acquistiamo; nero come le condizioni di lavoro dei fattorini di Amazon prime che per garantire l’arrivo del prodotto in 24 h rischiano di tutto (ci riferiamo a quanto emerso da un recente articolo del Fatto Quotidiano in cui vengono descritte le condizioni di lavoro dei fattorini di Amazon Prime); nero come l’inquinamento prodotto da tutte le plastiche degli imballaggi e del packaging; nero come l’umore dopo un acquisto compulsivo (Il 3 maggio Greenpeace ha pubblicato un sondaggio condotto da SWG sulle abitudini dei giovani italiani nell’acquisto di capi di abbigliamento ed è emerso che la maggior parte degli intervistati (un campione di 1.000 italiani, uomini e donne tra i 20 e 45 anni) oltre a possedere più abiti di quanti ne abbia bisogno e di quanti vengano indossati effettivamente, ricorre allo shopping solo per compensare insicurezze personali, delusioni, noia).

Riflettiamo sulle conseguenze dei nostri acquisti prima di lanciarci in compere folli ed inutili!

E se proprio non riusciamo a resistere…facciamo una lista delle cose che ci servono realmente per acquistare in modo responsabile.

Diverse sono le campagne attivate per contrastare il black Friday, vi segnaliamo le seguenti se volete contribuire a condividere i messaggi sui social network:

-#blockfriday;

– #greenfriday

 

 

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