Bafta Awards: perchè la moda sostenibile ancora non piace al red carpet?

I BAFTA (British Academy of Film and Television Arts) sono il corrispettivo dei David di Donatello in Italia. Premi dedicati alla cinematografia made in England.

Questi premi vengono consegnati in una serata dedicata, simile alla notte degli Oscar, un evento che vede riunite stelle del cinema e personaggi di spicco della cultura e vita inglese

L’evento, data la sua copertura mediatica nazionale ed internazionale, è una piattaforma per lanciare nuovi stili, far parlare di sé e far riflettere.

Quest’anno gli organizzatori dei BAFTA hanno deciso di organizzare una serata ad impatto zero.

Dalla cena quasi completamente vegana agli imballaggi eco-friendly dei regali della serata. Ogni invitato, poi, è stato accompagnato alla serata da l’auto Audi Etron, prima Audi interamente elettrica.

Gli organizzatori, inoltre, hanno invitato tutti i partecipanti all’evento a fare scelte eco sostenibili nella ricerca dei loro outfit.

Per accompagnare gli invitati nelle scelte è stata fornita loro una piccola guida, realizzata dagli studenti del London College of Fashion’s Centre for Sustainability, con indicazioni e consigli utili. Dai designer che avrebbero potuto creare outfit eco sostenibili, a consigli sul riutilizzare abiti già in proprio possesso alla possibilità di affittare abiti.

Questo per sensibilizzare la nazione al tema della moda sostenibile e del consumo responsabile.

Purtroppo, l’invito non ha ricevuto l’eco desiderato. Solo una piccola percentuale dei partecipanti ha accolto il BAFTA’s dress-code abbracciando una moda sostenibile.

Kate Middleton ha indossato un bellissimo abito già indossato 7 anni prima realizzato da Alexander Mc Queen per una visita in Malesia.

Saoirse Ronan, invece, ha scelto un abito da sera di Gucci realizzato con scarti di seta nera.

Joaquin Phoenix ha indossato lo smoking di Stella Mc Cartney che aveva promesso lo avrebbe accompagnato a tutte le serate di gala della stagione.

Cate Blanchett e Kirsten Dunst hanno re-indossato i loro abiti di Armani e Christian Lacroix.

Olivia Colman indossava orecchini di diamanti prodotti in da una filiera responsabile.

La bassa adesione all’invito rappresenta una grande fonte di riflessione sulle difficoltà che si incontrano nello scalfire l’attuale sistema dell’industria della moda.  

Diverse possono essere le cause di questo fallimento.

L’immagine di un attore o personaggio famoso è molto legata al suo stile. Utilizzare abiti di seconda mano o capi di abbigliamento già usati può contrastare con l’immagine che il personaggio pubblico vuole dare di sé.

Ma ancora di più, la pubblicità che può fare un attore indossando un brand è molto forte e gli interessi economici che girano intorno all’industria della moda “classica” sono profondamente legati al mondo dello spettacolo. Spesso eventi del genere vengono utilizzati dalle grandi case di moda per lanciare nuove collezioni e nuovi trend. Purtroppo l’eco-fashion non rappresenta ancora un segmento di grande interesse per l’industria del marketing.

E questo rappresenta un enorme occasione mancata proprio per il grande seguito che hanno eventi di tale portata.

Speriamo in un prossimo cambio di rotta per non lasciare lettera morta i proclami pro-ambiente che spesso vengono fatti sul palco.

Cecilia Frajoli Gualdi
Avvocato, appassionata di moda e questioni sociali e ambientali. Il documentario The True Cost le cambia la vita. Si occupa di ethical fashion e analisi delle principali criticità della filiera produttiva dell'industria della moda. Adora scrivere di fatti poco conosciuti. È la fondatrice e presidente di dressthechange.

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