Della moda non si butta via niente: FabBRICK e l’uso dei tessuti in costruzione

Dopo aver ridotto l’acquisto di abiti nuovi, riusato, riparato e rivenduto i vestiti che sono ancora in perfetto stato ma che per un motivo o per un altro non utilizziamo, resteremo comunque con una percentuale di vestiti ormai troppo usurati per essere salvati in un modo classico.

Buttarli sembra, quindi, l’unica opzione.

Ma siamo sicuri che non esistano altre opzioni per evitare che gli scarti di tessuto finiscano in discarica?

Persino allo stadio finale della sua vita, il tessuto può avere ancora molto da offrire, basta cambiarne lo stato, la forma e l’utilità! Stiamo parlando della creazione di materiali da costruzione a partire dal tessuto.

In realtà, l’uso di tessuti nella costruzione non è un concetto nuovo: per millenni, le iurte, abitazioni mobili utilizzate soprattutto dalla popolazione mongola e i tipì, le tende coniche usate dai nativi americani, sono stati costruiti così. Entrambe le abitazioni sono costituite da uno scheletro di legno e una copertura di tappeti di feltro di lana di pecora o altre pelli animali.

Ovviamente non vi stiamo consigliando di tornare a questo tipo di abitazioni rudimentali, oggi l’ingegneria della costruzione tessile si occupa soprattutto di progetti industriali, materiali per strutture sportive, centri ricreativi o per la creazione di mobili.

Veena Sahajwalla, della University of New South Wales in Australia e fondatrice del Centro di Ricerca e Tecnologia per Materiali Sostenibili, ha creato, per prima al mondo, dei pannelli utilizzando vestiti ritrovati nei cassonetti di raccolta dei vestiti. Dopo aver rimosso manualmente zip, bottoni, fibbie e tutte le parti solide, il mix di tessuti è pronto per essere sminuzzato, mischiato con una colla e compresso sotto il calore fino a formare pannelli solidi.

In una serie di test, i pannelli si sono dimostrati resistenti all’acqua e minimamente infiammabili, proprietà che potrebbero essere ulteriormente migliorate mescolando ai tessuti raccolti anche altri materiali di scarto come segatura e trucioli provenienti da vecchi divani.

In Europa l’uso dei tessuti in progettazione è portato avanti da FabBRICK (un gioco di parole nato da “fabric”, tessuto e “brick”, mattone), start up francese nata dal progetto di laurea di una giovanissima architetto che, consapevole dei problemi ambientali, si specializza in ecoprogettazione.

FabBrick crea materiali di costruzione innovativi a partire da tessuto inutilizzabile per altri scopi, mescolando vestiti triturati a una colla ecologica, per poi pressarli per formare mattoni. Una volta assemblati, questi blocchi di tessuto possono essere usati in paratie molto performanti per isolazione acustica e termica o per creare originali mobili.

La start up di Clarisse Merlet è ancora giovanissima, ma ha già creato più di 15.000 mattoni, che corrispondono a circa 8 tonnellate di vestiti e tessuto.

Un’idea semplice e brillante, un progetto di economia circolare, che permette di ridurre gli sprechi in due settori: quello della costruzione, di per sé molto energivoro e quello della moda, tra i settori più inquinanti al mondo.

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