Un database per combattere la schiavitù

Lo scorso 30 luglio è stata la giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, una delle nuove forme della moderna schiavitù, come è stata definita da Papa Francesco.

Leggendo i dati del report “Piccoli schiavi invisibili” di Save the Children emerge come la tratta rappresenti la seconda fonte di reddito a livello globale per le organizzazioni criminali, dopo il traffico di droga, per un giro di affari pari a 32 miliardi di dollari (dato attestato anche dalle stime della Commissione europea).

La tratta di esseri umani è stata definita nel 2000 dal Protocollo di Palermo (documento addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale) come il “reclutare, trasferire, custodire o accogliere persone, per sfruttarle lavorativamente o sessualmente, ricorrendo ad azioni illecite quali inganno, minacce o coercizione”.

Come afferma il report di Save the Children diciassette anni dopo la ratifica del Protocollo di Palermo, nonostante le diverse misure repressive attivate a livello europeo e nazionale, il contrasto alla tratta continua a fronteggiare un fenomeno criminale in crescita costante che vede tra le sue vittime più vulnerabili bambini e adolescenti in fuga da povertà, deprivazione e guerre.

In un contesto così disarmante giunge dalla Thomson Reuters Foundation una notizia che fa sperare.

La Bangladesh Garment Manufacturers and Exporters Association (una delle maggiori associazioni di produttori tessili in India) mapperà tutte le fabbriche del Bangladesh per portare trasparenza nella filiera di produzione delle industrie tessili.

Perché è necessario garantire la trasparenza nella filiera di produzione tessile indiana e qual è il nesso con la tratta di esseri umani?

In Bangladesh il settore della moda ha un valore di circa 28 miliardi di dollari all’anno e impiega 4 milioni di persone. Negli ultimi anni questo settore dell’economia indiana è stato oggetto di grande attenzione da parte di molte Ong internazionali principalmente a causa della tragedia di Rana Plaza, in cui dopo il crollo di un edificio di otto piani, nel 2013, morirono 1100 lavoratori e ne rimasero feriti più di 2.500. A seguito di questa tragedia sono emerse maggiormente le condizioni disumane in cui lavorano i dipendenti del settore settile indiano.

La trasparenza della filiera di produzione può contribuire a conoscere meglio gli abusi umani, ambientali e le pratiche sfruttatrici di questo settore economico.

La morte di 10 lavoratori in un’esplosione di una caldaia in una fabbrica di indumenti all’inizio di questo mese ha rinnovato le sempre maggiori richieste per una maggiore trasparenza e l’attuazione di appropriate leggi sul lavoro.

A fronte di un’inerzia legislativa è stata annunciata questa rivoluzionaria mappatura da parte di un’associazione di produttori.

Il rappresentante del Bangladesh Garment Manufacturers and Exportations Association ha reso nota questa innovativa iniziativa di mappatura digitalizzata dell’intero settore dell’abbigliamento indiano. La mappatura potrà portare oltre a benefici umani ed ambientali, anche benefici economici per le industrie tessili indiane, posto che un numero sempre maggiore di aziende internazionali sta iniziando a dirigere le proprie scelte di investimento in fabbriche rispettino i diritti umani ed ambientali.

Solo la Francia, ad esempio, con la legge “Devoir de vigilance” imporrà, a partire dal 2018 che tutte le aziende con 5000 dipendenti in Francia o 10000 dipendenti fra Francia ed altri Paesi, l’obbligo per le aziende di abbigliamento di istituire ed attuare un piano di vigilanza diretto ad individuare i rischi e a prevenire la violazione dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori, la salute e la sicurezza delle persone e a garantire la tutela dell’ambiente.

Il progetto di mappatura alimenterà gli sviluppi dell’industria del Bangladesh, ispirerà la responsabilità condivisa, l’approvvigionamento responsabile, l’azione collettiva e si baserà sugli sforzi di miglioramento preesistenti attraverso un processo decisionale informato”, ha dichiarato il responsabile del progetto in una dichiarazione.

Il progetto di mappatura raccoglierà “dati credibili, completi e accurati” sulle fabbriche di tutto il Bangladesh e li divulgherà in una mappa on-line disponibile al pubblico.

La mappa fornirà un database dettagliato di aziende di tutti i tipi di fabbrica, inclusi nomi, località, numeri di lavoratori, tipo di prodotto, paese di esportazione, certificazioni e clienti di marca.

La verifica delle informazioni sarà fatta anche grazie al contributo dal basso dei lavoratori e consumatori stessi al fine di garantire che le informazioni rimangano aggiornate e accurate.

La prima mappatura è prevista per il 2018 e raccoglierà i dati della sola regione di Dhaka. La versione finale della mappa che mostrerà tutti i 20 quartieri che producono indumenti in Bangladesh dovrebbe essere completata entro il 2021.

Sicuramente questa mappatura rappresenterà un passo molto importante nella lotta alla moderna schiavitù.

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