Moda etica non è solo realizzare abiti in modo ambientalmente e socialmente responsabile ma è anche realizzare capi di abbigliamento nel rispetto di chi crea un disegno o un progetto. 


Appropriarsi indebitamente di creazioni altrui per farle proprie, oltre a ledere il diritto d’autore è anche un lavorare in modo non corretto ed etico.

Max Mara è stata recentemente accusata di aver utilizzato in modo non etico disegni tipici della piccola comunità indigena Oma del Laos.

Gli Oma, una piccola comunità agricola con meno di 2000 abitanti, vivono nel nord del Laos e sono famosi per i loro tipici vestiti color indaco con ricami rossi.
Gli stessi identici abiti riprodotti da Max Mara e venduti a 795$.

La riproduzione identica dei modelli degli abiti e dei ricami è stata messa in evidenza dal Traditional arts and ethnology centre del Laos che, tramite i social, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul tema scrivendo anche ai dirigenti di Max Mara per avere chiarimenti sulla questione.

Il Traditional arts and ethnology centre, nella lettera a Max Mara, afferma che non sta parlando di plagio, perchè gli Oma non hanno mai registrato i loro ricami e modelli, ma di lavoro non etico

Questo in quanto non si tratta di una collezione che ha preso spunto o ispirazione dagli abiti degli Oma, ma di una vera e propria copia.


What Max Mara has done is unethical. For a company of your size, of any size, to profit from the sales of designs that are not original, without approval, acknowledgement, or compensation, is undeniably wrong.”  

Come emerge dalla pagina Facebook del centro di etnologia al momento la società non ha ancora risposto alle loro lettere.

Il Traditional arts and ethnology centre chiede a Max Mara di rimuovere dai negozi questi abiti e donare il 100% dei capi già venduti ad organizzazioni che tutelano il diritto d’autore delle minoranze etniche.

Si può trovare anche una petizione su change.org per espandere la richiesta ed accendere i riflettori sul problema.

Condividiamo l’informazione e firmiamo la petizione!

Photo credits TAEC’s instagram page