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Bilulu

Le risposte al questionario di autovalutazione di Bilulu

La filosofia del laboratorio Bilulu è quella di tendere ad un prodotto di moda che sempr epiù unisca manualità, qualità e naturalità. 

I LAVORATORI

Avete dipendenti, se sì quanti?

Lavoro da sola, ma mi aiutano due persone nei momenti più intensi per la produzione. Poi c’è mia mamma che mi dà tutto il suo supporto per la cura e sviluppo del progetto (sia dal punto di vista amministrativo che creativo, dato che ha fatto l’accademia di moda e costume), mi sprona a pensare in un modo che non avrei, mi critica se necessario, mi stimola ad andare avanti, mi aiuta a farcela insomma. Senza di lei posso dire che bilulu non esisterebbe anche perché il laboratorio è nato a casa sua e sempre a casa sua (la grande casa di famiglia) abbiamo allestito lo showroom.

L’azienda promuove un clima di lavoro interno all’azienda improntato a valori quali stima reciproca, rispetto, solidarietà?

Beh, diciamo che essendo il mio laboratorio situato in una parte della casa di famiglia in cui vivono altre 5 persone è implicito che certi valori siano alla base e vengano prima di tutti gli altri, per esempio se io volessi riprendere a tingere con gli scarti di cipolla, con le erbe raccolte o altre sostanze che inevitabilmente producono odori particolari (cosa che facevo quando lavoravo piccole quantità di filati), dovrei prima chiedere agli altri e trovare una soluzione che non dia noia a nessuno. Oppure, dato che i miei due figli sono ancora piccoli (specialmente il minore) e vengono sempre con me ovunque, se mentre lavoro qualcuno (io o loro) ha bisogno di qualcosa ci si aiuta a vicenda, così lo spirito di solidarietà con gli altri componenti della famiglia è un altro perno fondamentale e imprescindibile della giornata. Per quanto riguarda la stima devo dire che mi sento molto stimata dai miei famigliari, perché faccio il lavoro che mi piace, do il massimo e mi diverto. Per loro è bello entrare nel mio laboratorio a curiosare, magari fare due chiacchiere e dare un’occhiata alle mie creazioni.

La remunerazione dei lavoratori è dignitosa rispetto all’orario di lavoro e alle mansioni svolte?

Assolutamente sì per i miei collaboratori, per quanto riguarda me assolutamente no dato che non ho orari, se serve lavoro anche di notte e impegno tutta me stessa in questo progetto investendo per il futuro.

 I lavoratori collaborano alla gestione dell’attività dell’azienda?

Per ora no, il progetto è appena nato, quindi è tutto sulle mie spalle (e di mia mamma che è l’altra parte imprescindibile del progetto) salvo alcuni periodi in cui ho dei collaboratori. Per come sto cercando di impostare il progetto vorrei che i lavoratori che entreranno a farne parte in modo stabile potranno partecipare proporzionalmente alla propria volontà di mettersi in gioco, secondo la misura in cui saranno intenzionati a capire le problematiche generate dall’avviamento di un brand artigianale come Bilulu. Diciamo che è un progetto open source!

 

LA FILIERA DI RODUZIONE

Siete in grado di tracciare la vostra catena di produzione? Se no, dove trovate i maggiori problemi?

Nel mio laboratorio entra il filo ed esce il capo finito la 100%, dato che curo anche la confezione, il finissaggio e l’etichettatura. Tracciamo la filiera produttiva con 2 tipi di etichette: quella della filatura con la garanzia di qualità del filato più una ulteriore etichetta (che ho scelto per la sua accuratezza), l’Etichetta Trasparente Pianesiana. Quest’ultima è un vero e proprio progetto di ricerca, che stimola in modo radicale le diverse parti, sia il produttore (io), il fornitore (la filatura) e chi compra il mio prodotto. In questa etichetta vengono date una grande quantità di informazioni, come il numero dei procedimenti meccanici o manuali, la provenienza delle materie prime, il costo della materia prima all’origine, le persone impiegate in azienda, i tipi di trattamenti utilizzati, i passaggi dal produttore al consumatore finale…diciamo che è una scheda del prodotto a 360° che stimola, alla legalità e sostenibilità chi produce e al reperimento dei dati e alla responsabilità chi compra. Alcune voci non sono riuscita ancora a reperirle perché non è facile accedere a determinate informazioni, in un settore che non ha mai raccolto o comunicato determinati dati. Per esempio vorrei più informazioni sui tipi di allevamenti, ma, soprattutto, sul prezzo riconosciuto agli allevatori, quindi arrivare al costo reale della materia prima. E’ un dato che sto cercando ma non è facile da reperire, non a tutti vengono svelate certe dinamiche ed informazioni. Confido nel fatto che entro breve anche i brand artigianali come il mio verranno considerati per la propria qualità dalla filiera produttiva, trovando il proprio degno posto sul mercato.

Quanta parte della vostra produzione è Made in Italy?

La totalità dei capi sono realizzati a Roma nel mio laboratorio. I filati vengono tutti da un’unica ditta che trasforma e tinge in Italia. Posso dire quindi che il mio prodotto è fatto al 100% in Italia, salvo per la materia prima che ovviamente proviene da paesi con un ecosistema tale da permettere all’animale di sviluppare il sottovello, cioè la parte più morbida e calda, cosa che in Italia avviene solo in rarissimi casi virtuosi di allevatori che hanno alcuni esemplari allevati più per sfida che per profitto.

 

L’ATTENZIONE PER L’AMBIENTE

Nella scelta dei fornitori e dei materiali attivate criteri o procedure di scelta basati anche sulla sostenibilità ambientale?

Utilizziamo solo filati di una ditta (Filati Biagioli Modesto) che rientra nelle 27 aziende aderenti al progetto Detox di Greenpeace, realizzato nel distretto di Prato grazie a Confindustria Toscana. I filati che uso hanno il doppio valore di essere rispettosi dell’ambiente e di chi li indossa, avere a contatto con la pelle un capo privo di sostanze tossiche è fondamentale, perché la nocività dei prodotti utilizzati dall’industria dell’abbigliamento, tanto da compromettere in modo irreversibile l’ecosistema di determinate zone del mondo, torna a nuocere chi li sceglie, in modo silente ma costante. Sempre più persone hanno problemi nel vestire capi di bassa qualità, perché ormai iperstimolate dalle sostanze inquinanti. Per esempio riesco a vendere i miei capi anche a persone che solitamente hanno problemi ad indossare fibre animali.

 Avete programmi particolari per la gestione dell’invenduto?

Lavoro principalmente sul fatto su misura realizzando un campionario dal quale i clienti possono scegliere o prendere ispirazione, poi ovviamente ho in show room qualche capo pronto. Ho notato che selezionando colori basici, linee fresche e producendo poco alla volta per creare piccoli stock e capi su misura l’invenduto è minimo.

Adottate un approccio di economia circolare attraverso una corretta gestione degli imballi, scarti, rifiuti e riduzione delle materie prime utilizzate?

Gli imballi cerco di riusarli (spesso i cartoni diventano casette per i miei figli), le buste delle rocche non danneggiate sono utilizzate per la conservazione ed il trasporto dei capi in laboratorio (dove c’è molta polvere). Con gli scarti (vecchi campionari, fili tagliati, etichette rovinate) realizzo mosaici e collage da tenere o regalare, con i fili tagliati faccio ricami, frange multicolore o cuciture.

Adottate misure o attenzioni al contrasto al cambiamento climatico, per ridurre le emissioni di CO2 da voi prodotte?

Bilulu utilizza energia green grazie ad un gestore che da 15 anni si occupa soltanto di energie rinnovabili al 100%.

IL RAPPORTO CON I CONSUMATORI

Vi è, e si di che tipo, un’interazione fra voi ed i clienti? Fornite ai vostri clienti le informazioni relative alla sostenibilità dei vostri prodotti e dei processi di produzione?

Chi compra è stanco di essere considerato consumatore, i miei clienti non voglio più consumare, ma costruire: costruire relazioni, consapevolezza, ambiente, comunità…prima di tutto sono persone attente che pensano diverse volte se sia giusto o meno avere un nuovo indumento nell’armadio. La mia vuole essere la maglieria di 50 anni fa, come quella che ancora indosso e che apparteneva a mia nonna, la usi, la lavi ed è ancora bella e sai che potrai ritrovarla l’inverno successivo e (perché no?) lasciarla ad un figlio (come ha detto una mia cara amica e cliente), perché oggi invece i capi si rovinano così in fretta? Cosa è cambiato? Dove è andata la qualità? Spesso invito chi ha la tendenza all’acquisto compulsivo ad iniziare con un capo, provare e vedere come si trova con le misure ed il filato, se è troppo leggero o troppo pesante per esempio: non c’è nulla di peggio di un cliente insoddisfatto con un capo che non sa come usare! E siccome io lavoro con il passaparola per me la soddisfazione del cliente è il primo obbiettivo. Ho letto che chi compra in realtà ricerca un’emozione, e ciò viene al giorno d’oggi garantito principalmente dal marketing e dagli status che il brand genera, usando pubblicità sempre più lontane dal vero ed invasive dell’imaginario comune. Ovviamente poi c’è l’esperienza in negozio (e qui si apre un mondo: che tipo di negozio? Una catena? Una boutique? Con che ricarico? Che prodotti rivende? Il negoziante è veramente attento alla qualità o solo al design? Il negoziante è nella condizione di reperire veramente le informazioni sul prodotto? Ma soprattutto riesce ad “educare” il suo cliente ad un prodotto di valore?) o la ricerca/caccia sul web, così l’acquisto oggi più di ieri è un fatto esperienziale che impatta su larga scala, il gesto stesso del comprare/scegliere diventa tendenza. Si ordina, si prova e se non va si rispedisce al mittente. Ma con che impatto ambientale? Io mi chiedo se si stiano ponendo gli accenti giusti e se si stiano considerando le priorità globali, quelle di tutti. Sappiamo già la risposta: l’abbigliamento usa e getta impoverisce il pianeta sia dal punto di vista ambientale che da quello umano. Se un capo Bilulu subisce un danno io lo riparo e se un cliente dopo un inverno particolarmente intenso me lo porta io lo lavo e lo curo per poi restituirglielo uguale come quando lo ha comprato. Sapete che l’aceto fa miracoli con i capi di maglieria?

Chi compra da me spesso ha esigenze che non vengono soddisfatte dal main stream, quindi non ha solo voglia di fare shopping ed è stanco di “consumare” abbigliamento privo di carta d’identità, privo di storia. Molti di loro preferiscono il fatto su misura, quindi diciamo che nel mio laboratorio trovano il progetto Bilulu e la possibilità di avere un capo unico, studiato insieme, deciso davanti ad una tazza di tè…direi che c’è una bella differenza, no?

Review overview

LAVORATORI8.5
FILIERA DI PRODUZIONE9
ATTENZIONE PER L'AMBIENTE9
CONSUMATORI9

Summary

8.9

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