Si è svolta a Milano lo scorso sabato e domenica 27 e 28 ottobre la mostra “Milano moda per il sociale” organizzata dalla Fondazione Bracco con il patrocinio del Comune di Milano e della Camera Nazionale della Moda Italiana.

Una mostra che parla di abiti ed integrazione.

La mostra racconta la storia di tre differenti esperienze di integrazione e rinascita di tre sartorie accomunate dalla volontà di offrire un’occasione di emancipazione a quanti si trovano a vivere oltre i margini, che si tratti di migranti venuti da lontano o di detenuti in cerca di riscatto.

L’iniziativa Milano moda per il sociale intende dimostrare come, grazie a strumenti soft basati sulla collaborazione tra attori e comunità locali, si possa realizzare una vera integrazione allo scopo di contribuire alla rigenerazione del territorio.

Il lavoro in queste sartorie sociali  ha ri – dato alle persone coinvolte nei differenti progetti energia e positività che si riverberano, automaticamente, sul tessuto sociale che li circonda.

Le sartorie coinvolte sono Fiori all’Occhiello, Gelso e Sanvittore.

Conosciamo più fa vicino queste tre realtà.

Fiori all’Occhiello è nata nel 2015 nel comune di Gorizia, il comune con la più alta percentuale di immigrati in Italia.

L’Associazione La Rotonda ha dato vita alla sartoria con l’intento di creare un’opportunità concreta di lavoro intorno all’abilità di uomini e donne provenienti da paesi lontani.

La sartoria di Fiori all’Occhiello ha costruito il proprio core business intorno al concetto che “la diversità è bellezza e produce beni preziosi da valorizzare”.

I prodotti sartoriali creati hanno l’intento di veicolare, attraverso la loro forma/tessuto/rifiniture, un contenuto di natura sociale: l’integrazione delle differenze genera bellezza, valore e ricchezza per il territorio.

Lo stesso nome della sartoria richiama questo sfondo culturale: i fiori all’occhiello adornano i vestiti di feste importanti. Per la sartoria, le donne e gli uomini coinvolti nel progetto sono fiori: nati nelle difficoltà e per questo ancora più preziosi. Proprio per mostrare attraverso sensazioni visive e tattili i concetti sopra descritti, vengono scelti per per la realizzazione dei prodotti, tessuti nobili mixati a dovere con tessuti etnici: da questo intreccio nascono prodotti innovativi in grado di coniugare il gusto occidentale con la ricchezza di mondi lontani.

La Sartoria Gelso è nata alla fine degli anni Novanta grazie ad un gruppo di volontarie che ha dato vita a una piccola sartoria in centro a Torino, presso l’Istituto delle Rosine. Il laboratorio, finalizzato all’inserimento lavorativo, si caratterizza fin dalle origini per la produzione artigianale di qualità.

L’attività si è strutturata progressivamente in forma di impresa cooperativa sociale in grado di offrire servizi che spaziano dalle riparazioni sartoriali alla confezione di capi in conto terzi, fino alla creazione di una collezione propria. Dal 2015 la sartoria entra a far parte della cooperativa sociale Patchanka e nell’autunno 2017 avvia un laboratorio all’interno della sezione femminile della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino con l’obiettivo di offrire formazione e impiego a persone detenute.

La Sartoria Sanvittore è attiva da 25 anni grazie alla Cooperativa Alice con lo scopo di  insegnare un nuovo mestiere a detenute alfine di avviarle, una volta fuori dal carcere, nel mondo del lavoro.

Nata come sartoria teatrale ha iniziato a lavorare sull’abbigliamento femminile grazie all’ingresso nella cooperativa della stilista Rosita Onofri (che abbiamo avuto il piacere di conoscere durante il corso di moda etica di Out out Fashion). La sartoria realizza toghe per avvocati e capi di abbigliamento femminili ed ha una boutique, con annesso laboratorio, a Milano.

Nel corso dei 25 anni di attività sono state coinvolte nel progetto 200 donne e di queste solo 3 sono state coinvolte in episodi di recidiva. Come dice la responsabile del progetto “la detenzione, se non è accompagnata da un percorso lavorativo non serve. Chi esce, trova sempre qualcuno che lo riporta a spacciare o rubare”.

Facciamo i complimenti a queste realtà virtuose e coraggiose!